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News, ora l’allarme suona per le tv

infografica reuters 1

Per i giornali tradizionali, quelli per intendersi fatti di carta, l’allarme antiaereo è suonato da tempo. Oggi ormai – e perdonate l’immagine brutale – stanno cadendo le bombe. Ma, forse un po’ a sorpresa, la quarta ricerca annuale Digital News Report del Reuters Institute for the study of  journalism fa suonare le sirene a tappeto per le televisioni. Un allarme meno grave, beninteso: a differenza dei quotidiani, per le tv le news tendono a essere solo una parte dell’offerta e non il core business. Ma l’indagine condotta su un ampio campione in dodici paesi industrializzati (tra cui l’Italia) dice che il piccolo schermo sta perdendo rilevanza come canale privilegiato per consumare notizie.

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Instant articles, i giornali su Facebook

Chissà se dovremo ricordarci la data di oggi, mercoledì 13 maggio, nella storia dell’editoria mondiale: con la storia di un’atleta brasiliana qualificatasi alle Olimpiadi invernali e infortunatasi gravemente durante un allenamento, il New York Times ha tenuto a battesimo gli instant articles, la nuova forma di narrazione giornalistica tutta interna a Facebook. Per chi naviga il social network dal suo computer nulla cambia: un link, un clic e si apre una pagina web con testo, immagini e video. Per chi invece legge da smartphone, il link che compare sulla timeline di Facebook è diverso: là dove abitualmente si vedrebbe un’immagine statica, parte un video in autoplay, un tocco del dito là dove c’è il titolo apre una nuova finestra interna al social network (che quindi non fa segnare +1 sul contatore del sito del giornale). E la lettura è accompagnata da una serie di elementi che arricchiscono l’esperienza: video, audio, mappe interattive, e la possibilità di cliccare “mi piace” e commentare ogni singolo elemento che compone la narrazione.

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ANCORA SU FACEBOOK MIGLIOR SITO DI NEWS

«Molte persone considerano Facebook la loro personale home page»: c’è anche questa, lapidaria, frase nell’intervista ai tre giudici (Ted Irvine di Vox Media, Martina Schories del Süddeutschen Zeitung e Fernando Diaz di Reveal) del premio “World’s best designed news website” che il sito della Snd ha pubblicato, dopo le polemiche sollevate dalla decisione della commissione di assegnare il riconoscimento, l’oscar del disegno nel mondo dei media digitali, a Facebook e non all’espressione su internet di un giornale. Le loro spiegazioni, come immaginavamo, completano il “capo d’imputazione” nei confronti delle aziende editoriali e della loro fatica ad adeguarsi ai tempi che cambiano con ritmo vertiginoso. «Ci siamo resi conto» dicono «che ora è più ovvio di sempre il fatto che le piattaforme cresciute al di fuori delle aziende editoriali hanno consentito al pubblico di governare il ciclo delle news in un modo molto più dinamico rispetto a quanto le principali e tradizionali compagnie editoriali abbiano mai fatto prima. Questo ci ha imposto di ridefinire il criterio per indicare un’azienda produttrice di news, e un sito di news. E infine, come fondamento, che cosa sono le notizie e chi lo decide? Gli stessi editori e siti di news sono a un bivio».

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ELLO (E GOODBYE?)

Ello

Era stato presentato come l’alternativa a Facebook, con il plus di non presentare inserzioni pubblicitarie e la promessa di essere sempre completamente gratuito. Dopo qualche mese è stato ribattezzato “il fratello ingrigito di Twitter” e l’ultima analisi trimestrale di GlobalWebIndex sottolinea come “abbia fallito nell’avere un impatto”, con solo il 5% di persone attive nei social network che lo utilizzano. Stiamo parlando di Ello, il cui lancio aveva avuto nello scorso autunno un certo rilievo mediatico. A cui però non è seguito altrettanto seguito da parte degli utenti. Il suo ruolo resta marginale tra le persone dedite alla rete e alle reti sociali ed è pressoché nullo se ci spostiamo nel mondo delle aziende, editoriali e non.

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