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Gazzetta di Parma, nuovo direttore e nuova prima pagina

Gazzetta di Parma cover

Oggi, martedì 24 novembre, la Gazzetta di Parma è per la prima volta in edicola con la firma del nuovo direttore Michele Brambilla, che ha trascorso gli ultimi anni di carriera a La Stampa. Si tratta anche del primo numero con le novità visuali sulla prima pagina, una decisione del direttore per segnare fin da subito anche nel disegno il cambiamento. E per farlo, ha voluto ricomporre il sodalizio con Alberto Valeri: le loro strade si erano già incrociate più volte, fin dai tempi in cui Brambilla era al timone de La Provincia di Como e creò lo “spin off” dell’edizione varesina, la quarta di quel quotidiano, con il progetto grafico firmato da Valeri.

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L’Italia, Facebook e la fiducia nelle notizie

infografica reuters digital news report

Oggi proviamo a fare un gioco con due dati del Digital News Report del Reuters Institute, presentato nei giorni scorsi nella sua edizione del 2015. I dati sembrerebbero non avere a che fare l’uno con l’altro. Uno parla della scarsa fiducia degli italiani nei mezzi di informazione che apparecchiano loro il menu quotidiano di notizie, relegata al 35%, decimo peggior dato nella classifica dei dodici paesi in cui si è svolta l’indagine (solo Spagna e Stati Uniti fanno peggio). La posizione dell’Italia cala ancora se si sostituiscono ai mezzi d’informazione intesi in senso generico quelli usati come fonti di notizie dagli intervistati: solo il 48% nutre fiducia nella loro affidabilità. Peggio c’è solo la Spagna. Il secondo dato dice che l’Italia è l’unico paese in cui l’uso di Facebook come fonte di notizie ha subito una flessione nel 2015 rispetto al 2014, dal 48% del campione al 46% che dichiara di farne anche quell’utilizzo. Con questo calo l’Italia perde anche due posizioni nella graduatoria delle dodici: da seconda dietro il Brasile a quarta dietro Brasile (che con un +16% ha la crescita marginale più alta), Spagna e Danimarca.

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News, ora l’allarme suona per le tv

infografica reuters 1

Per i giornali tradizionali, quelli per intendersi fatti di carta, l’allarme antiaereo è suonato da tempo. Oggi ormai – e perdonate l’immagine brutale – stanno cadendo le bombe. Ma, forse un po’ a sorpresa, la quarta ricerca annuale Digital News Report del Reuters Institute for the study of  journalism fa suonare le sirene a tappeto per le televisioni. Un allarme meno grave, beninteso: a differenza dei quotidiani, per le tv le news tendono a essere solo una parte dell’offerta e non il core business. Ma l’indagine condotta su un ampio campione in dodici paesi industrializzati (tra cui l’Italia) dice che il piccolo schermo sta perdendo rilevanza come canale privilegiato per consumare notizie.

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Più digitale, meno paywall, pochissima carta

infografica Inma

“Credo che, nell’anno che verrà, la più grande opportunità per gli editori è di adattarsi all’idea di sfruttare il mondo digitale e di imbrigliare la forza del “digi-print”, ovvero influenzare la diffusione della carta con l’interattività e l’impatto del digitale”: sono parole di Rajiv Verma, amministratore delegato di Ht Media, editore indiano, ma sono anche il nucleo di una schermata dello slideshow proiettato al convegno annuale dell’Inma, l’associazione internazionale degli editori di news, da Earl J. Wilkinson, che dell’Inma è il presidente.

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ANCORA SU FACEBOOK MIGLIOR SITO DI NEWS

«Molte persone considerano Facebook la loro personale home page»: c’è anche questa, lapidaria, frase nell’intervista ai tre giudici (Ted Irvine di Vox Media, Martina Schories del Süddeutschen Zeitung e Fernando Diaz di Reveal) del premio “World’s best designed news website” che il sito della Snd ha pubblicato, dopo le polemiche sollevate dalla decisione della commissione di assegnare il riconoscimento, l’oscar del disegno nel mondo dei media digitali, a Facebook e non all’espressione su internet di un giornale. Le loro spiegazioni, come immaginavamo, completano il “capo d’imputazione” nei confronti delle aziende editoriali e della loro fatica ad adeguarsi ai tempi che cambiano con ritmo vertiginoso. «Ci siamo resi conto» dicono «che ora è più ovvio di sempre il fatto che le piattaforme cresciute al di fuori delle aziende editoriali hanno consentito al pubblico di governare il ciclo delle news in un modo molto più dinamico rispetto a quanto le principali e tradizionali compagnie editoriali abbiano mai fatto prima. Questo ci ha imposto di ridefinire il criterio per indicare un’azienda produttrice di news, e un sito di news. E infine, come fondamento, che cosa sono le notizie e chi lo decide? Gli stessi editori e siti di news sono a un bivio».

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