Glocalnews 2013 a Varese

Sembrano frasi estratte da una messa da requiem, quelle pronunciate da autorevoli giornalisti che hanno fatto parte del gruppo di relatori del festival Glocalnews (per gli amici e per i social network #glocal13), chiusosi domenica 17 novembre a Varese. Parlano, indubbiamente, di una crisi profonda che colpisce i media tradizionali in Italia e non solo.

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Notizie dalla Francia. E un’analisi sulla transizione digitale

 

Due recenti notizie in arrivo dalla Francia ci aiutano a capire dove va il mondo dell’informazione: la prima è l’accordo stretto dagli editori con Google, alla presenza del governo francese, per ottenere denaro e consulenze in cambio della presenza dei link di news sul motore di ricerca più famoso e usato al mondo. Google, che nella sua sezione news “assorbe” le notizie di vari media e ottiene clic e quindi introiti pubblicitari sulle loro spalle, ha accettato di versare agli editori transalpini 60 milioni di euro. In più metterà a disposizione il suo know how per aiutarli nella transizione al digitale, soprattutto sul fronte della raccolta pubblicitaria, non ancora abbastanza redditizia per chi arriva dalla tradizione (e dai ricavi) del mondo cartaceo.

Pochi giorni prima, un reportage di Italia Oggi dava gli indicatori del successo che in Francia stanno avendo gli editori che hanno investito sulle edizioni tablet: le punte dell’iceberg, per quanto riguarda la stampa quotidiana, sono il 10% dei lettori paganti già sul digitale per lo storico Le Monde, seguiti dal 9,2% di Libération e dall’8,7% di Les Echos. Tra i magazines, sono Capital, Le Point, Stuff e Auto Plus a dare le migliori performances sulla tavoletta. I segreti? Creare contenuti su misura per l’iPad e i suoi cugini, abbandonando le edizioni pdf (di cui l’Italia è ancora “schiava”), unire sconti e abbonamenti inclusi per incentivare chi vuole comprarsi un tablet e vendere meglio la pubblicità, rendendola interattiva e puntando sui marchi di lusso.

Insomma, oltralpe si intravede una strategia per la transizione al digitale. E strategia è la parola chiave dell’analisi pubblicata da Prima Comunicazione nei giorni scorsi, ma realizzata dal Boston Consulting Group. Il tema è guidare i media tradizionali nell’inevitabile transizione verso il digitale, senza smettere di essere un’azienda che crea profitti.

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I lettori di quotidiani negli Usa: analisi dei dati

Negli Stati Uniti i lettori di quotidiani su carta sono passati dal 41% al 23% della popolazione in dieci anni. Con un calcolo forzatamente arrotondato, questo significa che nel 2002 128 milioni di persone sfogliavano un giornale ogni mattina e nel 2012 ne sono rimasti 72 milioni. Quanto ai tablet, comparsi sulla scena nel 2010, ovvero nella primavera di due anni fa quando Steve Jobs mostrò al mondo il primo iPad, negli Usa ne sono già stati venduti 34 milioni (il dato è di agosto), con un coefficiente di penetrazione di una tavoletta ogni dieci cittadini statunitensi.

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La trasformazione dei media secondo il Boston Consulting Group

Nessuno è disposto a spendere soldi per leggere giornali o riviste sul proprio tablet come lo sono gli italiani: è questa una delle sorprese, tra le pieghe dell’analisi sul futuro dell’editoria, redatta dal Boston Consulting Group e pubblicata nei giorni scorsi dal sito web di Prima Comunicazione. C’è molto di più, ovviamente. Il Boston Consulting Group, società internazionale di consulenza alle aziende di ogni settore, compreso quello dei media, ha intitolato il suo lavoro “Transforming print media”. Ovvero trasformare i media di carta, un’attività che per decenni ha dato un sevizio ai lettori e profitti agli investitori e che ora è messa in discussione alle sue radici dalla rivoluzione digitale.

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Dopo la chiusura di The Daily: un’analisi

Con un’edizione speciale, dedicata a quanto di meglio avesse pubblicato nei suoi 22 mesi di esistenza, sabato 15 dicembre The Daily ha chiuso i battenti. La decisione di interrompere le pubblicazioni, da parte del primo quotidiano di sempre nato solo per i tablet, ha fatto molto rumore. E ha scatenato i commentatori dell’intero pianeta. Archiviamo in fretta alla voce “tifosi” coloro che hanno approfittato dell’avvenimento per cercare conferme alle loro teorie (si sono lette, sui giornali di carta, analisi sull’imprescindibilità della carta e, sui media basati su internet, sillogismi sul fatto che l’unico futuro sia nel web).

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