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Nicole Orlando (o la nascita di un personaggio nell’era di Facebook)

nicole città di biella

Chi avesse guardato la fotografia subito sotto il titolo, poco più di un mese fa, avrebbe certamente notato la poesia e l’emozione colte nello scatto. Ma non avrebbe saputo a che cosa si riferiva. Oggi, forse, sono la maggioranza coloro che, nella ragazza che piange avvolta nel tricolore mentre ascolta l’inno nazionale sul podio, riconoscono Nicole Orlando, l’atleta che ha vinto quattro medaglie d’oro e una d’argento ai mondiali di atletica leggera riservati agli atleti con la sindrome di Down. La sua storia è il paradigma di come una vicenda diventa una notizia e di come una persona si trasforma in personaggio nell’era dei social network. E, volendo, è anche lo spunto per una riflessione su quanto l’opinione pubblica sappia influenzare i media, mentre un tempo accadeva solo (o soprattutto) il contrario.

I fatti. A fine novembre la Nazionale azzurra di atletica leggera Fisdir (Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale, affiliata al Coni e “gemella” della Fisd di Alex Zanardi o Bebe Vio) parte per Bloemfontein, in Sudafrica, dove si disputano i campionati del mondo. Nicole Orlando, biellese, è una delle atlete di punta della spedizione, seguita con attenzione dai media mainstream della sua provincia con articoli e aggiornamenti sui risultati. Nulla invece compare delle gare sue e degli altri azzurri su giornali, siti web e tv a diffusione nazionale nonostante l’ufficio stampa della Fisdir si prodighi a fornire informazioni in tempo reale. La fotografia di questa pagina web compare per la prima volta in un album di immagini pubblicato su Facebook dalla Fisdir stessa: lo scatto è opera di Mauro Ficerai, uno degli allenatori, ed ha davvero colto l’attimo al punto che i “mi piace” (265), i commenti (19) e le condivisioni (191) sono sopra la media degli altri contenuti della pagina. Ma i Mondiali finiscono e la squadra azzurra risale sull’aereo verso l’Italia carica di medaglie ma senza gli “onori delle cronache”.

Nicole Biella

Prima Facebook, poi i media. Il 28 novembre, un sabato, è il giorno del rientro in patria del team azzurro. La pagina Facebook istituzionale della città di Biella, in cui Nicole Orlando vive, ripubblica la fotografia sul podio con un breve testo di accompagnamento a manifestare l’orgoglio della città stessa per le vittorie dell’atleta. In poche ore il contenuto diventa virale (4482 “mi piace”, 4245 condivisioni, 183 commenti) e travalica i “seguaci” della pagina (che supera di poco i 4mila “mi piace”) e i confini geografici di Biella e della sua provincia. Nel giro di quattro giorni quell’immagine viene vista da oltre 620mila utenti Facebook, gettando il seme per fare di Nicole Orlando un personaggio.

Nicole Longobardi Renzi copia

A rendere ancora più noti il suo volto e la sua storia ci pensa Tommaso Longobardi, creatore di una pagina Facebook che porta il suo nome, ha nel dna la controinformazione e che ha quasi 190mila “like”: anche in questo caso ripubblica la foto e parte del testo del post di “Città di Biella” e aggiunge una coda velenosa sul fatto che nessuno abbia reso onore all’atleta nonostante i quattro titoli mondiali. La viralità esplode: 48.374 “mi piace” sul post, 75.072 condivisioni. Il numero delle persone raggiunte, probabilmente, è nell’ordine dei milioni. Il 2 dicembre l’ultimo affondo via social network: tocca al premier Matteo Renzi congratularsi con l’atleta: «Avete fatto onore al nostro Paese e a tutti quelli che non si arrendono mai» scrivono i suoi spin doctors nel post, abbinato alla “solita” fotografia scattata sul podio. Alla somma si aggiungono altri 9195 “mi piace” e 1592 condivisioni. Ora, solo ora, i quattro ori e la spedizione azzurra in Sudafrica diventano una notizia degna dei media mainstream. Sono datati 4 dicembre i primi lanci di Repubblica e Corriere della Sera, mentre fioccano gli inviti alle trasmissioni televisive: Nicole Orlando fa la spola tra Biella e Roma per partecipare a Unomattina, Domenica In, La Vita in Diretta, Tagadà. Ma è solo il consolidamento di una fama costruita via social network. Il 31 dicembre, la sera di Capodanno, la seconda “ondata”: stavolta è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel rituale discorso a reti unificate, a citare Nicole Orlando, insieme all’astronauta Samantha Cristoforetti e alla neo numero uno del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti, come esempi di donne che danno lustro all’Italia. E il giorno dopo arriva anche il primo servizio dedicato su La Gazzetta dello Sport.

Chi fa notizia? Ricostruendo in estrema sintesi l’evoluzione mediatica della vicenda, scopriamo che a costruirla è stata “la rete”, entità impalpabile composta in questo caso da centinaia di migliaia di persone che scoprono un post sulla loro timeline di Facebook e lo ricondividono diventando a loro volta “mezzi di comunicazione”. Prima dunque è stata la rete, e segnatamente i social network, diventati evidentemente un po’ di più di una semplice piazza virtuale degli italiani. Poi, ma solo poi (e solo dopo la presa di posizione di una “fonte ufficiale” dei media mainstream come Matteo Renzi), sono arrivati i giornali con i loro siti web, le riviste, le televisioni. Ma in quel momento l’evento era già nato e il personaggio già poggiava su solide basi. Solo dieci anni fa (o forse cinque?) sarebbe stato possibile un fenomeno del genere in cui i media venivano scavalcati a pié pari e in modo estremamente democratico (davvero ha pesato la maggioranza) come creatori di opinione?

Non è l’unica domanda. E a quelle successive per esempio è più difficile dare una risposta. Se, leggendo uno dei comunicati stampa inviati dalla Fisdir dal Sudafrica, qualche giornalista dei media mainstream avesse dedicato prima spazio alle imprese di Nicole Orlando, sarebbe riuscito nell’impresa di fare di lei un personaggio-icona, così come è accaduto con la spinta dal basso? E – domanda legata alla precedente – qual è il “segreto” per fare di un possibile personaggio un caso mediatico come è accaduto con l’atleta biellese? In fondo, almeno su scala locale e nell’ambito della sua stessa federazione, la sua storia era stata raccontata e seguita più volte, anche dai media tradizionali. Ma non è stato abbastanza.