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News, ora l’allarme suona per le tv

infografica reuters 1

Per i giornali tradizionali, quelli per intendersi fatti di carta, l’allarme antiaereo è suonato da tempo. Oggi ormai – e perdonate l’immagine brutale – stanno cadendo le bombe. Ma, forse un po’ a sorpresa, la quarta ricerca annuale Digital News Report del Reuters Institute for the study of  journalism fa suonare le sirene a tappeto per le televisioni. Un allarme meno grave, beninteso: a differenza dei quotidiani, per le tv le news tendono a essere solo una parte dell’offerta e non il core business. Ma l’indagine condotta su un ampio campione in dodici paesi industrializzati (tra cui l’Italia) dice che il piccolo schermo sta perdendo rilevanza come canale privilegiato per consumare notizie.

Più nel dettaglio, la televisione non è più la principale fonte di news in otto dei dodici paesi presi in considerazione, tra cui l’Italia. Alla domanda “quali strumenti avete usato per informarvi nella passata settimana?”, l’81% del campione italiano ha risposto il web (social network inclusi), contro il 78% che ha indicato la tv (la domanda era a risposta multipla) e il 38% che ha indicato la carta stampata. La rilevanza del mondo web già supera la televisione, insomma, aggregando siti internet e social network. E nelle fasce di età più basse, la tendenza è ancora più rilevante. Il 60% del campione tra i 18 e i 24 anni considera il web come il luogo privilegiato per trovare notizie e fino ai 44 anni online batte televisione. Quanto alla carta stampata, nemmeno nella fascia di età degli over 55 è considerata come la principale fonte di news.

Quanto all’Italia, ecco altri due dati interessanti, in attesa di esaminarne altri più nel dettaglio: siamo il terzo paese dei dodici come propensione al pagamento per le notizie anche online (il 12% dichiara di aver pagato almeno una volta durante l’anno passato per fruire di news sul web). Solo Finlandia e Danimarca hanno una percentuale più alta. E siamo il quarto paese dei dodici quanto a tasso di uso dei social media come fonte di notizie con il 46% (guida il Brasile a quota 60%). Ma siamo anche l’unico paese dei dodici in cui questa percentuale è scesa rispetto al 2014, precisamente del 2%.

Per leggere l’intero report (in inglese), seguite questo link.

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