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Più digitale, meno paywall, pochissima carta

infografica Inma

“Credo che, nell’anno che verrà, la più grande opportunità per gli editori è di adattarsi all’idea di sfruttare il mondo digitale e di imbrigliare la forza del “digi-print”, ovvero influenzare la diffusione della carta con l’interattività e l’impatto del digitale”: sono parole di Rajiv Verma, amministratore delegato di Ht Media, editore indiano, ma sono anche il nucleo di una schermata dello slideshow proiettato al convegno annuale dell’Inma, l’associazione internazionale degli editori di news, da Earl J. Wilkinson, che dell’Inma è il presidente.

All’assemblea, tenutasi a New York, hanno partecipato 500 esperti del settore provenienti da 41 paesi. A 285 di loro sono state poste, in via preliminare, alcune domande, per comprendere le aspettative e gli obiettivi di sviluppo delle loro aziende. L’analisi delle risposte si discosta poco dalla frase citata da Wilkinson: in testa alle “cose da fare” per il 2015/2016 svetta la crescita futura del comparto digitale (priorità assoluta o molto importante per il 94% del campione) seguita a breve distanza dallo sviluppo sul mobile (per il 93%), dall’analisi e gestione dei dati (per il 92%) e dalla ricerca di fonti di ricavo dal mobile (per il 91%). Ottiene il 74% di risposte la categoria dello sviluppo di contenuti pagati dal lettore, il 60% lo sviluppo di un paywall, il 43% la ricerca di nuovi lettori per la carta, il 41% lo sviluppo dell’e-commerce e solo il 39% la ricerca di nuovi modelli di pubblicazione su carta. Questi ultimi punti occupano gli ultimi tre posti della graduatoria. Sembra un chiaro segno della direzione a cui il mondo dell’editoria sta guardando, probabilmente guidato dal comportamento dei suoi lettori.

La forza di questi dati si arricchisce se li si confronta con il recentissimo passato. Nel 2013 l’analisi e il governo dei dati erano un punto programmatico assolutamente cruciale per il 41% dei delegati delle aziende editoriali, ora lo è per il 58%. La caccia a fonti di ricavo sul mobile oggi è un punto chiave per il 69% del campione; due anni fa lo era solo per il 48%. Allo stesso modo sviluppare un paywall per rendere a pagamento parti del proprio sito web era essenziale per il 48% dei manager editoriali nel 2013, ora lo è per il 27%. Dice Wilkinson: «La tendenza ci indica una direzione: il digitale. Gli ecosistemi dei consumatori stanno diventando digitali, dalla carta stampata al computer al tablet allo smartphone. La pubblicità inseguirà i lettori dovunque essi andranno». Il punto, e non è una sorpresa, è trovare ricavi sempre più consistenti dal nuovo ecosistema digitale. Il che non sembra prevedere come in passato il passo obbligatorio del paywall, se è vero che anche in Italia i passi annunciati dai big dell’editoria sono cauti e ponderati e chi ha già provato (La Stampa con il suo servizio premium) a quanto pare non ha riscosso grande successo.

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