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Instant articles, i giornali su Facebook

Chissà se dovremo ricordarci la data di oggi, mercoledì 13 maggio, nella storia dell’editoria mondiale: con la storia di un’atleta brasiliana qualificatasi alle Olimpiadi invernali e infortunatasi gravemente durante un allenamento, il New York Times ha tenuto a battesimo gli instant articles, la nuova forma di narrazione giornalistica tutta interna a Facebook. Per chi naviga il social network dal suo computer nulla cambia: un link, un clic e si apre una pagina web con testo, immagini e video. Per chi invece legge da smartphone, il link che compare sulla timeline di Facebook è diverso: là dove abitualmente si vedrebbe un’immagine statica, parte un video in autoplay, un tocco del dito là dove c’è il titolo apre una nuova finestra interna al social network (che quindi non fa segnare +1 sul contatore del sito del giornale). E la lettura è accompagnata da una serie di elementi che arricchiscono l’esperienza: video, audio, mappe interattive, e la possibilità di cliccare “mi piace” e commentare ogni singolo elemento che compone la narrazione.Per ora la funzionalità è a disposizione di un numero ristretto di editori, big players del mercato mondiale, dal New York Times al National Geographic (il secondo a pubblicare, con un’inchiesta sulle api in pericolo), da Buzzfeed alla Nbc fino a The Atlantic. Quattro sono gli europei: i britannici Bbc e The Guardian e i tedeschi Bild e Der Spiegel. Ma la platea è destinata ad ampliarsi, anche in Italia, e probabilmente è solo questione di giorni. I vantaggi? Dal punto di vista tecnologico – dice Facebook – è tutto più veloce, ben di più degli otto secondi in media richiesti per aprire un link da smartphone. Dal punto di vista dei media, si accetta la sfida di pubblicare i propri contenuti là dove i lettori passano molto tempo. Se è vero che per molti editori è in crescita esponenziale il traffico da Facebook al proprio sito web, è anche vero che molti lettori, nel mondo ultrarapido del social network, non vanno oltre il titolo e non cliccano sul link. Con gli instant articles il tentativo è doppio: con i video che partono automaticamente quando il post è sotto i nostri occhi in timeline, si cattura in modo più netto l’attenzione di chi legge, con il post “interno” a Facebook si cerca di migliorare la sua esperienza di lettura con una pagina html sempre perfettamente ottimizzata, in ogni suo componente e ogni sua animazione, per il piccolo schermo dello smartphone. La curiosità, almeno in questo primo giorno di pubblicazioni, è legata alla scelta di aver pubblicato “long form journalism”, ovvero reportages lunghi, articolati, che richiedono molto tempo per essere letti fino in fondo e apprezzati in ogni loro componente, in un microcosmo social in cui il consumo veloce di notizie, personali e dal mondo, sembra avere il sopravvento.

Lo screenshot del primo instant article della storia, pubblicato dal New York Times

Ma, ovviamente, è solo il primo giorno e non è escluso che Facebook stesso abbia chiesto agli editori-partner di esprimersi al meglio per mostrare tutte le funzionalità del sistema. Le conseguenze sul sistema dei media però sono potenzialmente molto più profonde. Facebook per i giornali non è più solo una piattaforma-vetrina ma diventa un vero e proprio canale di comunicazione diretta. E, in un certo senso, diventa anche una concessionaria di pubblicità: gli editori che usufruiscono degli instant articles possono scegliere se vendere direttamente le inserzioni ai loro clienti o assegnare questa incombenza al social network, che in cambio si tratterrà il 30% di commissione. Un “do ut des” certificato dal primo giorno, che sembra escludere vertenze e contenziosi simili a quello aperto dagli editori nei confronti di Google. Che, a proposito, è il grande bersaglio potenziale di questa manovra: se tutto, anche gli articoli completi dei media che preferiamo, è su Facebook, quanto avremo ancora bisogno di un motore di ricerca per orientarci all’informazione? L’altra questione riguarda il famigerato algoritmo di Facebook, croce e delizia di chiunque, dalla piccola azienda al colosso editoriale, usi il social network come vetrina per il suo potere di vita o di morte sui contenuti condivisi: ci sarà un occhio di riguardo per i reportages giornalistici “nativi” degli instant articles rispetto ai link esterni? Secondo la logica per cui è sempre meglio tenere il lettore “a casa propria” piuttosto che portarlo fuori, la risposta sembra ovvia. Anche perché Facebook ha promesso agli editori di fornire statistiche dettagliate sul comportamento dei lettori nei confronti dei nuovi contenuti. Il primo paragone tra numero di lettori di un medesimo contenuto “interni” al social network e numero di lettori tradizionali provenienti dal mondo web e mobile sarà la notizia di domani, per gli analisti e i manager di nove importanti società editrici.

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