Archivia per maggio, 2015

Più digitale, meno paywall, pochissima carta

infografica Inma

“Credo che, nell’anno che verrà, la più grande opportunità per gli editori è di adattarsi all’idea di sfruttare il mondo digitale e di imbrigliare la forza del “digi-print”, ovvero influenzare la diffusione della carta con l’interattività e l’impatto del digitale”: sono parole di Rajiv Verma, amministratore delegato di Ht Media, editore indiano, ma sono anche il nucleo di una schermata dello slideshow proiettato al convegno annuale dell’Inma, l’associazione internazionale degli editori di news, da Earl J. Wilkinson, che dell’Inma è il presidente.

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Instant articles, i giornali su Facebook

Chissà se dovremo ricordarci la data di oggi, mercoledì 13 maggio, nella storia dell’editoria mondiale: con la storia di un’atleta brasiliana qualificatasi alle Olimpiadi invernali e infortunatasi gravemente durante un allenamento, il New York Times ha tenuto a battesimo gli instant articles, la nuova forma di narrazione giornalistica tutta interna a Facebook. Per chi naviga il social network dal suo computer nulla cambia: un link, un clic e si apre una pagina web con testo, immagini e video. Per chi invece legge da smartphone, il link che compare sulla timeline di Facebook è diverso: là dove abitualmente si vedrebbe un’immagine statica, parte un video in autoplay, un tocco del dito là dove c’è il titolo apre una nuova finestra interna al social network (che quindi non fa segnare +1 sul contatore del sito del giornale). E la lettura è accompagnata da una serie di elementi che arricchiscono l’esperienza: video, audio, mappe interattive, e la possibilità di cliccare “mi piace” e commentare ogni singolo elemento che compone la narrazione.

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ANCORA SU FACEBOOK MIGLIOR SITO DI NEWS

«Molte persone considerano Facebook la loro personale home page»: c’è anche questa, lapidaria, frase nell’intervista ai tre giudici (Ted Irvine di Vox Media, Martina Schories del Süddeutschen Zeitung e Fernando Diaz di Reveal) del premio “World’s best designed news website” che il sito della Snd ha pubblicato, dopo le polemiche sollevate dalla decisione della commissione di assegnare il riconoscimento, l’oscar del disegno nel mondo dei media digitali, a Facebook e non all’espressione su internet di un giornale. Le loro spiegazioni, come immaginavamo, completano il “capo d’imputazione” nei confronti delle aziende editoriali e della loro fatica ad adeguarsi ai tempi che cambiano con ritmo vertiginoso. «Ci siamo resi conto» dicono «che ora è più ovvio di sempre il fatto che le piattaforme cresciute al di fuori delle aziende editoriali hanno consentito al pubblico di governare il ciclo delle news in un modo molto più dinamico rispetto a quanto le principali e tradizionali compagnie editoriali abbiano mai fatto prima. Questo ci ha imposto di ridefinire il criterio per indicare un’azienda produttrice di news, e un sito di news. E infine, come fondamento, che cosa sono le notizie e chi lo decide? Gli stessi editori e siti di news sono a un bivio».

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ELLO (E GOODBYE?)

Ello

Era stato presentato come l’alternativa a Facebook, con il plus di non presentare inserzioni pubblicitarie e la promessa di essere sempre completamente gratuito. Dopo qualche mese è stato ribattezzato “il fratello ingrigito di Twitter” e l’ultima analisi trimestrale di GlobalWebIndex sottolinea come “abbia fallito nell’avere un impatto”, con solo il 5% di persone attive nei social network che lo utilizzano. Stiamo parlando di Ello, il cui lancio aveva avuto nello scorso autunno un certo rilievo mediatico. A cui però non è seguito altrettanto seguito da parte degli utenti. Il suo ruolo resta marginale tra le persone dedite alla rete e alle reti sociali ed è pressoché nullo se ci spostiamo nel mondo delle aziende, editoriali e non.

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Culture

Culture, l’inserto settimanale dell’Eco di Bergamo è caratterizzato da una scelta grafica (oltre che editoriale) assolutamente particolare. Pur avendo un formato uguale a quello del giornale madre il Magazine dell’Eco ha adottato uno schema di impaginazione che esce dai canovacci tradizionali: ogni pagina non ha una gabbia di riferimento ma i pezzi, i titoli e le immagini, le rubriche, sono giustapposti in uno schema libero che però si ricompone attraverso codici visivi unitari. Ci riferiamo alla scelta dell’Helvetica nei titoli e nei testi e dal respiro delle foto e dei disegni che illustano ogni numero. Ogni pagina è altresì caratterizzata in modo monografico. Culture esce in accoppiata con l’Eco ogni domenica.


 

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