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SE FACEBOOK DIVENTA (ANCHE) IL MIGLIOR SITO DI NEWS

La SND annuncia (su Facebook) il premio come sito di news con il miglior design dell'anno a Facebook. E si apre il dibattito

La SND annuncia (su Facebook) il premio come sito di news con il miglior design dell’anno a Facebook. E si apre il dibattito

«Devi essere ponderato e ricco di significati, ma veloce. Devi essere chiaro, coinvolgente e coinvolto. Devi essere a disposizione dovunque e comunque. Oggi, più che mai, il tuo pubblico ha il controllo. Dal computer al mobile alle app, il vincitore di quest’anno funziona. Ovunque. Su qualunque piattaforma. Offre un’esperienza di lettura di news più ricca di qualunque altro sito. Sta ridefinendo il concetto di comunità, facendo evolvere il nostro modo di relazionarsi con le news e con ciascuno di noi. Non dobbiamo solo fare i conti con questo cambiamento, ma imparare da questo e fare evolvere le nostre organizzazioni di conseguenza. È la piattaforma che si ama, o si odia, o si ama odiare. Ma senza la quale non si può vivere, sempre di più. Questo non sarebbe possibile senza un design di classe mondiale». Con questa motivazione la Society of News Design ha assegnato, nella sua riunione plenaria annuale svoltasi quest’anno a Washington, il premio per il miglior disegno digitale al mondo, il premio Oscar nell’universo dei media, non a un giornale o alle sue espressioni, non a The Guardian o al New York Times. Ma a Facebook.

La decisione suona (anche) come un monito e un atto d’accusa. Davvero la giuria (fatta di giornalisti e giornalisti visuali tra i più “smart” del mondo) non ha trovato nulla di meglio tra coloro che, di professione, fanno gli editori? E, ovviamente, nel dibattito post-annuncio, si è levata qualche voce contraria. Javier Errea, giornalista e designer di giornali spagnolo, non l’ha presa bene: «È triste vedere come alcuni “grandi” flirtino con la rete sociale di Zuckerberg, al punto di gettarsi tra le sue braccia. Ed è di un masochismo stupefacente quello che ha finito per perpetrare la Snd». Sul tema della dicotomia tra carta e digitale, Errea ha scritto un’altra riflessione: «La prima pagina di un giornale è un prisma magico che genera nei suoi lettori l’illusione di poter catturare 24 ore del corso della storia. È memorabile, il che significa “ricordabile”, e per questa stessa ragione “afferrabile”. (…) L’esatto contrario delle prime pagine digitali, che sono inafferrabili, inespressive, incomunicabili. Paradossalmente, non condivisibili. In tutti questi anni non riesco a ricordare una sola prima pagina digitale. Non una. Mi chiedo, inevitabilmente: come ricostruiranno la storia i ricercatori quando ci saranno solo media digitali? E di più: che cosa vedranno, che cosa troveranno, che cosa comprenderanno? E ancora di più: comprenderanno qualcosa?».

Per provare a stabilire chi abbia ragione (ammesso che ci sia solo un bianco e un nero, e non cinquanta sfumature di grigio…), proviamo a rispondere a qualche domanda.
– Facebook è un sito di news? Sì, e poco importa se non sia nato con quello scopo. Solo, bisogna intendere il termine “news” in senso più ampio: alle notizie come le intendono i giornali si mescolano quelle dei nostri amici, le condivisioni della canzone del momento e delle foto buffe dei gattini, perfino le notizie-bufala da divulgare acriticamente o da sbugiardare senza pietà. Di certo, per il solo fatto che i giornali tradizionali ci siano e usino le pagine Facebook come vetrina per le proprie notizie, fa del social network anche un luogo per informarsi (per il 71% dei giovani in Italia – dice il Censis – è il luogo principale).
– Facebook è un sito su cui funziona la divulgazione di news? Sì, di qualunque genere esse siano, tant’è che c’è chi ci costruisce anche campagne elettorali e piccole (o forse medie) nicchie di mercato, procurando clic al proprio sito web e, di conseguenza, maggiori introiti pubblicitari. Anzi, uno dei segreti del social network è che il “prisma magico” citato da Errea non è più mediato da un giornalista, ma è frutto delle inclinazioni, dei gusti e degli interessi di ogni utente. Così come Flipboard fu una delle app di maggior successo degli albori dei tablet, perché consentiva di condensare in uno stesso luogo virtuale le notizie di nostro interesse provenienti da più fonti, su Facebook ognuno di noi, con i suoi “mi piace”, orienta il tipo di notizie che preferisce leggere.
– Facebook fa bene ai media tradizionali? Ni, nel senso che se il mondo web garantisse ricavi paragonabili a quelli della carta (peraltro in contrazione da anni), il mondo dell’editoria non sarebbe così in difficoltà, minato alle fondamenta. Ma chi rinuncia al canale social per spingere i lettori verso il proprio sito web, rischia di darsi la zappa sui piedi, perché si rende invisibile, per esempio, a quel 71% di giovani che probabilmente non si abituerà mai a passare da un’edicola. E il vantaggio di posizione che qualunque brand storico di news possiede può essere scalzato in breve tempo da chi parla linguaggi contemporanei.

Per questo, nella decisione della Snd, forse va letto un monito severo: il mondo sta cambiando, e quella è la direzione che ha preso, con la velocità tipica dell’era digitale. Prenderne atto è il primo passo. Adattarsi e cercare di governare la nuova situazione è il secondo: se lì sono i lettori, nessuno può fare a meno di andarli a cercare. Con buona pace della bellezza delle prime pagine (ma chi ha detto che sia necessario rinunciarci) a dispetto delle anonime home pages. E con buona pace delle difficoltà degli storici che, fra cinquant’anni forse dovranno ricostruire su documenti molto più immateriali il sentimento dei nostri tempi.

A proposito di home pages, forse una delle conseguenze dirette dei social network è il fatto che le usiamo sempre di meno come porta d’ingresso in un sito di news. Ma questo è un discorso che varrà la pena approfondire…