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IL CITTADINO DI LODI COMPATTO E TUTTO A COLORI

Da oggi una sorpresa, speriamo bella, ha accolto in edicola i lettori della provincia di Lodi e della zona Sud di Milano. Il Cittadino, lo storico quotidiano della città, ha cambiato veste e, come era avvenuto negli anni Novanta, per farlo si è affidato a Alberto Valeri. Due sono i cambiamenti più vistosi: il formato, diventato un compatto 265×380 centimetri, e il fatto di essere diventato tutto a colori.

Nella redazione lodigiana non è una novità quella di affrontare con coraggio cambiamenti che hanno il sapore della rivoluzione: nel 1998 venne scelto un formato piccolo, quando il broadsheet era ancora dominante, il passaggio di parte della foliazione a colori e, dettaglio non di poco conto, una testata bianca su sfondo colorato, ora così di moda in mezza Europa (ma non in Italia) e allora novità quasi assoluta alle nostre latitudini. La testata è rimasta la stessa, segno di continuità rispetto ad allora. Ma il resto è tutto nuovo: nuovo il font del testo (il Velino) che offre, a parità di corpo ed interlinea con il vecchio giornale, una maggiore leggibilità. Nuovo il font dei titoli: Abril per le pagine di cronaca, con l’autorevolezza delle “grazie” ma con un aspetto moderno, e Apex per le pagine di sport, questa volta senza grazie per rimarcare il passaggio da una sezione all’altra (e sul giornale di oggi, con l’ampia sezione dello sport del lunedì, lo si nota ancora di più). Nuovo lo stile dell’impaginazione: il formato più piccolo della pagina imponeva un riordino delle notizie più marcato. Per questo la gerarchia si limita a due piani, l’apertura e il taglio basso.

Il tutto si è sviluppato senza perdere la caratteristica principe di un giornale locale: la ricchezza delle informazioni. Ovvero, in soldoni, tante notizie in ogni pagina, anche con una foliazione salita di numero come accade per Il Cittadino da oggi in avanti. Basta un’occhiata alla prima pagina qui sopra: quattordici titoli, in un formato piccolo, ma con gerarchie ben definite e un ordine da rispettare, in modo da non dare l’impressione del “troppo pieno”. Lo stesso direttore Ferruccio Pallavera, nel suo editoriale di oggi, ha definito la grafica “ariosa”: per riuscirci, abbiamo fatto largo uso degli spazi bianchi, con un intercolonna e uno spazio tra i vari elementi più ampio dell’ordinario, senza l’uso di filetti. Insomma, più bianchi e meno inchiostro per non soffocare nel piombo lo sguardo del lettore.

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