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I lettori di quotidiani negli Usa: analisi dei dati

Negli Stati Uniti i lettori di quotidiani su carta sono passati dal 41% al 23% della popolazione in dieci anni. Con un calcolo forzatamente arrotondato, questo significa che nel 2002 128 milioni di persone sfogliavano un giornale ogni mattina e nel 2012 ne sono rimasti 72 milioni. Quanto ai tablet, comparsi sulla scena nel 2010, ovvero nella primavera di due anni fa quando Steve Jobs mostrò al mondo il primo iPad, negli Usa ne sono già stati venduti 34 milioni (il dato è di agosto), con un coefficiente di penetrazione di una tavoletta ogni dieci cittadini statunitensi.

Se 4 milioni vi sembrano pochi
(Lettori di quotidiani su carta e su tablet negli Usa: analizziamo i dati)

Secondo una recentissima indagine, l’11,7% di chi ha un tablet, lo usa per leggere abitualmente un quotidiano. In valori assoluti, si tratta di 3,9 milioni di persone, pari all’1,25% della popolazione degli Stati Uniti. Valori ancora marginali, come hanno osservato i commentatori, che raffreddano gli entusiasmi di chi vedeva il nuovo device come un toccasana per i ricavi in calo dell’editoria in crisi. Ma valori che possono essere capiti meglio solo tenendo in debita considerazione, a nostro avviso, almeno due fattori.

Il primo: il tablet non è soltanto uno strumento per la lettura di notizie. Se l’azione di comprare un quotidiano, o di sottoscrivere un abbonamento, porta a un gesto univoco (avere tra le mani un giornale di carta, la cui unica funzione è trasmettere notizie e con cui leggerle è tutto ciò che si può fare), ogni volta che si accende un tablet – come ben sa chi ne possiede uno – le possibilità tendono all’infinito: ci sono i video di YouTube, i canali televisivi in streaming, le stazioni radio in diretta o via podcast, l’ascolto di musica, i giochi, i libri in formato digitale e l’elenco potrebbe continuare. Per la stessa lettura delle news, esiste una concorrenza diretta alle applicazioni dei giornali quotidiani, data dai siti web di news, a volte appartenenti al medesimo gruppo editoriale. Mentre The Guardian è il terzo sito web all news più letto al mondo (e il primo con sede in Europa), la sua pur splendida applicazione del quotidiano ha avuto un tasso di conversione del 2,1% di abbonamenti a pagamento, sul totale di coloro che hanno scaricato la app (17mila abbonati paganti su 804mila download). E la concorrenza interna è tanto più aggressiva, se si pensa che nella app si trovano comunque contenuti chiusi in redazione la sera prima, mentre il sito web è per sua natura costantemente aggiornato e quindi, talvolta, più ricco e attuale del giornale, cartaceo o digitale che sia. Ed è pure gratis. Anche alla luce di questo, 3,9 milioni di lettori abituali di quotidiani su tablet negli Usa (ricordando che due anni, ovviamente, erano 0) non sembrano una cifra così bassa. Anche perché quelli occasionali sono 11,8 milioni, secondo la stessa statistica. Di sicuro, è una tendenza opposta rispetto al crollo dei lettori tradizionali.

Come fare per trasformare qualcuno di quegli oltre 11 milioni di lettori occasionali in abituali frequentatori delle app dei quotidiani? Questo è il secondo punto di cui tenere conto: il difetto endemico delle applicazioni così come sono nate e continuano a nascere è di aver dovuto intuire il comportamento dei lettori e, soprattutto, i loro gusti. Il New York Times, uscito contestualmente alla nascita dell’iPad con la sua edizione digitale, ha immaginato uno stile che potesse piacere agli utenti della tavoletta, senza avere termini di paragone. E non necessariamente il suo testo diviso in colonne come sulla carta, con le pagine da sfogliare con il dito, è il modello vincente. A poco più di due anni dalla nascita dello strumento, qualcosa è cambiato ma le strade che stanno percorrendo i giornali (tranne che in Italia, ma lo vedremo) sono ancora le più disparate. Un’indagine di Poynter ha provato a mettere chiarezza su quali siano i comportamenti dei lettori di fronte alle app di notizie, disegnando una app pilota con 20 notizie in tre modi diversi: in versione website, con un layout simile a quello di un sito internet, in versione carousel con notizie di pari grandezza, ognuna accompagnata da una foto, e in versione flipboard, con quattro immagini di copertina che presentavano la storia principale delle quattro sezioni del “finto” giornale, in modo simile alla pluripremiata app-aggregatore.

Il risultato? La seconda app, quella con immagini, titolo e nessuna gerarchia evidente, è risultata essere la preferita, con il 60% dei consensi degli intervistati, davanti allo stile tradizionale con il 35% e a quello flipboard con il 15%. Il tempo medio dedicato alla lettura di un articolo è stato di 78,3 secondi, che sale a oltre 90 secondi per la prima storia che si è scelto di leggere. Spesso, se la lettura ha richiesto più tempo, il lettore ha smesso ed è passato oltre. L’occhio ha considerato in media diciotto elementi (alcuni più di una volta, quindi) prima che il lettore abbia fatto tap su uno di questi, con quelli più nettamente iconografici ad attirare la maggiore attenzione, fotografie soprattutto e, tra queste, immagini di volti. Il 70% dei lettori, infine, predilige nettamente la lettura con l’iPad in posizione landscape, ovvero orizzontale.

Dettagli di cui tenere conto per chi, come noi, da mesi si pone il problema di come trasporre le notizie di un quotidiano in una applicazione. Ma che in Italia restano concetti difficili da spiegare a editori che, come strada assolutamente dominante, hanno scelto di entrare nel mondo dei tablet con gli sfogliatori di pdf. Una soluzione che, non a caso, l’inchiesta di Poynter non ha nemmeno preso in considerazione perché, prendendo a prestito la definizione dell’ex direttore di Qui Touring Marco Berchi, sarebbe come sfogliare le pagine di un quotidiano davanti alla telecamera invece che realizzare un telegiornale. E, siccome nel 2015 saranno previsti 12 milioni di tablet in Italia (più di uno ogni cinque abitanti) e già ora sono poco meno di 3 milioni, forse è il caso di affrontare la questione. Sul serio.

Fonti: ricerca di ComScore sui lettori di quotidiani e riviste sui tablet negli Stati Uniti

Indagine di Poynter sul modo di leggere una app di news su iPad

Risultati della ricerca del Politecnico di Milano sulla diffusione dei tablet e degli smartphones in Italia

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