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OBAMA E I QUOTIDIANI SENZA LA NOTIZIA DEL GIORNO

Per i giornali quotidiani europei, il giorno delle elezioni americane è uno degli incubi peggiori: per colpa del fuso orario, le pagine si chiudono e le rotative si mettono in moto prima che sia possibile scrivere la notizia del giorno, ovvero il nome del presidente degli Stati Uniti dei prossimi quattro anni. Due sono le vie: osare titoli basandosi su sondaggi e primi risultati (ma nessuno lo fa più, dopo avere dato per certa, otto anni fa, la vittoria del democratico John Kerry e trovarsi, a giornale irrimediabilmente in edicola, con il secondo mandato di George W. Bush) o dedicare spazio all’evento, con approfondimenti, reportages e analisi che però non tengono conto del dato fondamentale, ovvero il nome del vincitore.
Nell’era digitale, il contrasto tra la rigidità intrinseca della carta stampata e la flessibilità innata dei nuovi media è ancora più marcato. Il racconto della mattina dopo la “election night” di Marco Pratellesi è probabilmente la fotocopia del modo in cui in molti, in Italia e nel mondo, hanno cercato da soli la notizia del giorno. Ovvero accendendo lo smartphone e cominciando da Twitter, dove il protagonista stesso della notizia, Barack Obama, l’ha data prima di tutti a centinaia di migliaia di followers (altro che Cnn…). E poi proseguendo tra vari siti d’informazione, magari raggiunti proprio attraverso i link trovati sulla timeline di Twitter o sulla bacheca di Facebook, dove ci si è fermati per commentare con gli amici la notizia. Il tutto mentre nelle edicole giacevano quotidiani che, sotto il titolo “Elezioni Usa, è testa a testa”, hanno appiccicato una decina di pagine di contenuti curati e preziosi, ma irrimediabilmente superati dall’evento, l’unico vero evento della notte, il nome del vincitore. Gli stessi quotidiani che chiedevano un euro e spiccioli per le notizie di ieri, si facevano una spietata concorrenza interna, offrendo gratis sui loro siti web gli aggiornamenti in tempo reale, dal primo, splendido discorso di Obama da rieletto, alle reazioni dei protagonisti e degli elettori. Che cosa rispondereste in pescheria, alla domanda “Preferisci pagare per questa splendida orata che ho avanzato da ieri o preferisci questa orata appena pescata che intendo offrirti gratis?”.

Ma qui il punto non è la battaglia “free vs pay”, il dilemma che angoscia tutti gli editori di questi tempo. Preferiamo concentrarci su chi ha speso energie per evitare di essere in edicola senza la notizia del giorno. La via scelta, in Francia, da Libèration è stata quella più tradizionale: sovrapporre in seconda battuta al giornale già in edicola un’edizione straordinaria con un Obama sorridente e vincente in copertina e con, all’interno, le prime analisi del suo successo. è la soluzione più costosa, come impegno e denaro, ma ha consentito a Libè di essere l’unica tra i concorrenti del suo Paese a mandare in edicola un prodotto aggiornato.

In Italia gli abbonati all’edizione digitale del Corriere della Sera ieri mattina potevano scegliere, come di consueto, tra due modi di lettura: lo sfogliatore pdf o l’edizione nativa. Normalmente è una differenza di abitudine e gusto, perché i contenuti sono i medesimi. Ieri no, come dimostra l’immagine sotto il titolo: lo sfogliatore pdf era la consueta replica fedele del giornale in edicola, senza la notizia del giorno, mentre l’edizione nativa era aggiornata, con la vittoria di Obama, la foto dell’abbraccio a Michelle e tre reportages della notte elettorale. Un contenuto extra rispetto al giornale e la prova che i vincoli derivati dalla carta stampata dello sfogliatore pdf, una volta sul mezzo digitale, hanno il sapore dell’assurdo. Tant’è che anche Repubblica, che non ha un’applicazione nativa clone del giornale in edicola, ma possiede R Sera, abitualmente in download alle 19 di ogni giorno, ha anticipato l’uscita alla mattina della sua edizione tablet con i risultati e gi aggiornamenti dell’elezione americana.

Ma la soluzione che ha fatto più scalpore arriva dal Belgio: il quotidiano DH, come tutti, è andato in stampa ben prima del risultato ufficiale. Ma, sotto il titolo “And the president is…” ha messo un’immagine in cui il volto di quell’uomo in giacca e cravatta, accanto a una bandiera a stelle e strisce, era coperto da un codice qr, ovvero dal riquadro che, letto dalla videocamera di uno smartphone o di un tablet, attiva un video. E, nel video, i lettori del quotidiano hanno trovato la notizia e il volto del vincitore. In questo modo, anche la rigida carta stampata ha goduto della flessibilità del mondo digitale. Il tocco di creatività dato dal giornale belga ha fatto il resto, trasformandolo in un caso da studiare e da portare ad esempio. Ma sulla realtà aumentata applicata al mondo delle news su carta stampata, e anche della pubblicità (chi non ha letto del nuovo catalogo Ikea “interattivo”?), c’è chi sta lavorando sul serio, e da tempo (e in Italia), nella convinzione che la creatività e l’elasticità delle nuove tecnologie possano essere di aiuto anche alla vecchia carta stampata. Se solo se ne convincessero anche i decision makers dei gruppi editoriali…

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