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VI PRESENTIAMO PUBBLICO, DA OGGI IN EDICOLA

Lavorare al disegno di un giornale tutto nuovo è sempre emozionante. Farlo insieme a una redazione aperta alle novità e desiderosa di sperimentare nuove strade è ancora più stimolante. È quello che ci è accaduto con Pubblico, il quotidiano arrivato stamattina nelle edicole di tutta Italia. Luca Telese, direttore e fondatore, è arrivato nel nostro studio a giugno con un sacco di idee e con una testata bianca su sfondo rosso, voluto omaggio al francese Libèration. Di lei abbiamo già detto qui quello che avevamo da dire (e speriamo che da oggi, con le pagine del giornale sottomano, se ne parli un po’ meno). Ora vi raccontiamo il resto del quotidiano.

LA FILOSOFIA
Telese ha scelto di costruire un giornale fluido e dinamico: addio alle suddivisioni tradizionali in sezioni, con la classica scansione primo piano-interni-esteri-economia-cultura-spettacoli-sport. Via libera a una sorta di meritocrazia della notizia: vince il fatto del giorno, da qualunque sezione esso provenga. È lui a guadagnarsi le prime pagine (e la prima pagina) senza lesinare in spazio e approfondimenti. E via libera a una serie di pagine-rubrica in grado di guardare la realtà da un punto di vista differente: scoprirete Talents, sui giovani che il mondo dovrebbe invidiarci, o Cronache babbione, sui vecchi che invece non ne vogliono sapere di passare la mano, e così via. Ci saranno, ovviamente, anche il notiziario del giorno e le pagine di servizio, ma sempre previa, accurata selezione. Un esempio? Le pagine della tv non daranno il palinsesto completo dei programmi ma solo quelli che, secondo la redazione, sono da non perdere. Dal punto di vista della presentazione delle notizie, poi, alle immagini (che avranno ampio spazio e dovranno saper raccontare) si sommeranno le illustrazioni: per questo, fin dall’inizio dell’avventura, Luca Telese ha voluto accanto a sé Emanuele Fucecchi, matita principe del nuovo giornale.

LE GABBIE
Per accompagnare questo processo, abbiamo studiato formule visive differenti per le tre macro-aree del giornale: quattro colonne per i primi piani, cinque colonne per il notiziario e le pagine di servizio sono la base. Cambiano anche lo stile di impaginazione e la titolazione. Nei primi piani, i titoli principali acquistano forza grazie a una parola chiave e a un catenaccio. Spesso la parola chiave asseconda l’argomento diventando più grande e trasformandosi in uno slogan. La gabbia a quattro colonne viene applicata per tutti gli argomenti considerati rilevanti, che siano su pagine doppie o singole.
Il notiziario troverà asilo nelle pagine con gabbia a cinque colonne. Qui le esigenze cambiano: occorrono molti titoli e numerose notizie, anche brevi, per dare il quadro completo dei fatti del giorno. Queste pagine hanno anche un’altra caratteristica visiva netta: il titolo secondario (che può essere anche un commento o una rubrica) è ospitato nella fascia alta, di ampiezza sempre uguale. I titoli sono meno forti: anche quello di apertura è senza catenaccio.
Nelle pagine di servizio, restano la gabbia a cinque colonne e la fascia alta, ma non sarà difficile distinguerle a colpo d’occhio da una pagina di cronaca: qui colori e illustrazioni sono protagonisti, anche nel rivestire rubriche fisse, come quella dei programmi consigliati in tv, ad esempio.
Unica eccezione alla scansione di colonne precedente è nella pagina dei commenti, con il testo diviso in tre grandi calate centrali, con uno spazio a destra e a sinistra della pagina per eventuali elementi complementari. Anche in questo caso, la scelta è stata quella di marcare in modo netto la differenza di argomento tra questa e le altre pagine del giornale.

LE FONT
Abbiamo pescato da DsType, il laboratorio del designer portoghese Dino Dos Santos, autore di font per media di mezzo mondo, per trovare le due famiglie usate per Pubblico, e debuttanti in Italia: il Velino e l’Acta. Il primo è stato scelto per il testo, nella sua versione serif, e per parole chiave e titoli extra-forti (quello principale della prima pagina, ad esempio), nella sua versione sans. Il secondo è nella stragrande maggioranza dei titoli. Le loro caratteristiche? Originali, autorevoli, senza  avere il sapore di déjà-vu. E, quanto al testo, il compromesso tra l’eleganza di un tratto sottile e leggero e la leggibilità è garantito.

GLI ELEMENTI COMPLEMENTARI
Fantasia e discontinuità con la tradizione, si diceva: ne abbiamo approfittato per gli elementi di contorno (i widget, direbbero gli esperti di web), sbizzarrendoci in box, classifiche, pagelle (che non andranno solo nelle pagine di sport) ed elementi particolari. Un esempio su tutti? Tuit è la rubrica che pescherà e ripubblicherà da Twitter i migliori tweet del giorno sull’argomento di cui si parla in pagina. Già visto? Vero: ma non in una veste grafica che dia istantaneamente l’idea di quello di cui si parla, con tanto di usignolo cinguettante (ma rosso e disegnato apposta per l’occasione) che attira lo sguardo.

LA PRIMA PAGINA
Ultimo, ma non meno importante e non meno diverso dal solito, elemento del giornale è quello che i lettori hanno notato per primo questa mattina in edicola. La sua genesi è figlia del modo in cui è fatto il giornale. Se c’è una storia abbastanza forte da guadagnarsi il primo piano, allo stesso modo merita il titolo principale della copertina. Che sarà uno e uno solo, senza ombra di dubbio, con uno stile che (questo sì) ricorda una prima pagina di Libèration ma anche di altri giornali europei che, a differenza di quelli italiani, hanno molti meno titoli di richiamo e una forte caratterizzazione attorno all’argomento che è stato giudicato quello principale. Tutt’intorno, un numero limitato di notizie e, al piede, un appuntamento fisso e quotidiano con la rubrica di Francesca Fornario. Quando è necessario, c’è posto anche per un editoriale. La struttura modulare permette di variare anche il posizionamento della testata, che asseconda la struttura della pagina mostrandosi ora nella posizione tradizionale in alto a sinistra, ora più in basso.

GLI INSERTI
I lettori li scopriranno cammin facendo: il nostro lavoro si è concentrato su Orwell, l’inserto culturale. Anche in questo caso, il lavoro è partito dalla gabbia: ancora diversa da quelle usate in precedenza, divide il testo in tre grandi colonne. In questo caso, l’esigenza numero uno era quella di dare spazio ad articoli ampi, senza far perdere di leggerezza le pagine. La titolazione riprende quella del giornale, per non far perdere l’orientamento al lettore. Ma un gioco di fondini tenui ma visibili delimiterà ogni articolo e aiuterà a mettere ordine nelle pagine e a vivacizzarle senza appesantirle. Per lo sport abbiamo creato Socrates, spazio che ospiterà i campioni raccontati attraverso ritratti. E che, non a caso, abbiamo pensato con illustrazioni invece che con fotografie. Per Yanez, l’inserto satirico, ci siamo occupati di mettere ordine in un mondo tradizionalmente rumoroso e caotico come quello della satira. Anche qui i lettori ritroveranno i fondini colorati a separare articoli, strisce e vignette. E abbiamo sfidato l’anatema della comunità grafica di tutto il mondo, adattando per i titoli una font che somiglia al comic sans. Ma se vi assicuriamo che ci somiglia soltanto, ci perdonate?

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