LA TESTATA DI PUBBLICO

Si è fatto un gran parlare, in queste settimane, della testata di Pubblico. Troppo simile a quella di Libèration, secondo qualcuno, mentre c’è chi si è spinto a usare il termine “plagio”. Noi, che stiamo vivendo da vicino la genesi del giornale, in edicola da martedì 18 settembre, possiamo innanzitutto raccontare la storia della nascita di quel logo e poi spiegare perché parlare di plagio è davvero troppo.

Quando Luca Telese ci ha parlato per la prima volta del progetto, la sua volontà ferma e non negoziabile era di rendere omaggio a Libèration, giornale che ammira e a cui si ispira, fin dalla testata. Il drappo rosso, così simile al rombo di Libè, e il lettering del logo che sul web e sui social network circola da tempo ne sono la più evidente testimonianza.

Un omaggio, e non un plagio, per una serie di ragioni. Innanzitutto, il giornale che crescerà sotto quella testata non somiglia a nessuno dei quotidiani attualmente nelle edicole, né dal punto di vista visuale (su questo, fino a martedì 18, dovete fidarvi di noi) né da quello editoriale (e chi ha ascoltato le parole del direttore e dei redattori in una delle molte presentazioni di queste settimane, probabilmente, lo ha intuito). Bollarlo come clone di qualcos’altro per la sola testata, sarebbe sbagliato e riduttivo.

E poi è pieno il mondo di testate che somigliano ad altre testate, a volte semplicemente perché presentano una soluzione grafica che funziona. Un esempio? Guardate l’immagine qui sopra. Uno dei giornali più belli e innovativi d’Europa si chiama I, esce in Portogallo e si propone come quotidiano di approfondimento, ricco di inchieste e reportages. La grafica accompagna la sua novità fin dalla copertina (è quella a sinistra), e dalla testata, una semplice “i” sans serif. Nel 2010, in Inghilterra, è nato un altro I: stesso nome, stesso stile di testata, in talune prime pagine (come in quella a destra) anche con lo stesso modo di utilizzare lo spazio verticale sotto la testata, con richiami alle notizie interne. Ma è un giornale completamente diverso: quello inglese è la versione “fast” dello storico Independent, venduta a 20 centesimi con lo slogan “tutte le notizie del giorno, nel tempo che tu hai a disposizione”. Un quotidiano da leggere in metro, insomma, ma con l’autorevolezza di una redazione storica. A nessuno è venuto in mente che si potesse trattare di plagio (tra l’altro si tratterebbe di auto-plagio, visto che dietro entrambi i progetti c’è il designer spagnolo Javier Errea). Basta un colpo d’occhio (e basterebbe sfogliarli) per capire quanto diversi e, nel loro ambito, assai originali siano i due giornali. Insomma, prima di parlare di clone o di plagio, aspettate ancora una settimana. E il giornale, sfogliatelo tutto.

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