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THE GUARDIAN E L’EVOLUZIONE DIGITALE

Il direttore Alan Rusbridger racconta la via scelta dal giornale più all’avanguardia nella transizione da cartaceo a multimediale

Una riduzione (e piccola rivoluzione) di foliazione, infiocchettata in una confezione resa accattivante da qualche cambiamento grafico (il più vistoso? La testata non è più bianca su sfondo blu, ma blu su sfondo bianco): in questo modo The Guardian ha fatto un altro passo verso la “rivoluzione digitale”. Il primo quotidiano ad aver scelto la via di una app nativa per presentare i contenuti del cartaceo (niente sfogliatori di pdf come in Italia, niente aggiornamento costante da sito web sul modello del NY Times) deve fare i conti, come tutto il mondo dei media, con la crisi. E per risparmiare ha optato per qualche taglio mirato sull’edizione che va in edicola, ma sono riduzioni di costi che fanno il paio con gli investimenti massicci sul fronte digitale. E le prime cifre sembrano enormi: la app di The Guardian per iPad, che dà accesso all’edizione digitale, è stata scaricata da oltre 500mila utenti nei primi quattro mesi di vita (23mila nel solo giorno di Natale, in cui peraltro il quotidiano è uscito). Fino alla settimana scorsa, il giornale poteva essere letto gratis, per un periodo di prova valido per tutti. Ora l’abbonamento costa 11 euro al mese (ma chi è già abbonato al giornale cartaceo non paga).

Nella sede di Londra stanno aspettando qualche giorno per analizzare la conversion rate, ovvero quanti dei lettori gratis si sono trasformati in lettori a pagamento. Un’altra cifra interessante è scoprire quanti lettori non britannici si saranno abbonati: le cifre parlavano di un terzo di download fatti oltre i confini del Regno Unito. Concorrenza globale in vista per i quotidiani nazionali?

Probabilmente non fa parte dei progetti del direttore Alan Rusbridger. Che però ha spiegato le prospettive della testata e il modo in cui asseconderà il cambiamento di abitudini dei lettori in un editoriale pubblicato nella pagina dei commenti, dal titolo Evoluzione, non rivoluzione. «Così come molti lettori stanno cambiando il modo in cui usufruiscono delle notizie, allo stesso modo noi stiamo facendo sistemazioni nel modo in cui produciamo, editiamo e distribuiamo informazione. Con percentuali crescenti, i lettori ci dicono che quello che vogliono da un giornale cartaceo si sta evolvendo, visto che già cercano, o assorbono, notizie in tempo reale dal web, dai cellulari, dalla tv o dalla radio. La metà dei nostri lettori ora legge il giornale la sera, e per quel momento, così ci dicono, vogliono più articoli che li aiutino a comprendere gli eventi e a contestualizzarli».

Informazione differenziata, a seconda del mezzo su cui la si trasmette, ma con il rischio di scontentare chi le sue abitudini non le ha ancora cambiare. «In questo momento stiamo producendo più notizie di quanto non abbiamo mai fatto» spiega Rusbridger, «e nulla riguardo a questi cambiamenti significa un passo indietro nel mondo delle notizie. Noi sosteniamo e apprezziamo il Guardian di carta, che mantiene la sua reputazione per un giornalismo investigativo capace di andare oltre le apparenze. Ma, così come i lettori cambiano le loro abitudini, anche noi stiamo cambiando il modo e le forme in cui presentiamo le notizie».

Il tutto, sapendo che o si sceglie di gestire la transizione o sarà la transizione a costringere, per forza o per amore, a scelte ben più drastiche: «Alcuni lettori dicono di preferire il Guardian di carta e non amano il fatto che potrebbe ridimensionarsi a vantaggio della versione digitale. Lo capiamo: anche noi amiamo la carta stampata. Ma la cruda verità è che il corrente modello economico per un giornale “serio” fatto di carta stampata è in difficoltà in buona parte del mondo sviluppato. Ogni giornale fronteggia la necessità di sviluppare forme digitali per le quali, allo stesso modo, nessuna casa editrice ha ancora trovato un modello di business sicuro».

Ma, quale che sia questo modello, secondo The Guardian la base di partenza è fissa e certa: fare giornalismo di qualità e spalmarlo su tutte le piattaforme. In attesa di scoprire se le cifre degli abbonamenti su iPad saranno clamorose come quelle dei download.

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