Sfogliabile o navigabile?

Corriere della Sera vs The Guardian, due app di quotidiani (e due filosofie) a confronto

Se in Italia, esclusi esperimenti d’avanguardia (La Stampa, R7, Repubblica Sera), i contenuti del giornale quotidiano traslocano sul tablet solo attraverso la formula dello sfogliatore, nel panorama mondiale il quotidiano inglese The Guardian, con la sua edizione “nativa digitale” ha spostato un po’ più avanti il confine, ridisegnando un giornale su misura di iPad, con gli stessi contenuti del quotidiano di carta.
Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle due vie? Senza esprimere giudizi (ma nella convinzione che sia tempo di andare “oltre lo sfogliatore”), abbiamo analizzato un quotidiano italiano su iPad (il Corriere della Sera) e lo abbiamo messo a confronto con The Guardian. L’obiettivo? Provare a capire l’evoluzione della trasmissione della notizia, attraverso i due sistemi, e anche i vantaggi e i limiti di ognuno.

Modo di leggere. The Guardian si naviga, mentre lo sfogliatore pdf del Corriere della Sera, appunto, si sfoglia. Che cosa cambia? Tantissimo. L’approccio da lettore al Corriere su iPad è identico a quello con una copia cartacea: fatta salva la possibilità di trovare una notizia di nostro interesse nella vetrina della prima pagina e quindi di correre subito a leggere l’articolo corrispondente, il Corriere su tablet si sfoglia pagina per pagina. La conseguenza è un’occhiata, sia pure distratta, a qualsiasi argomento proposto dal giornale. In questo modo aumenta la possibilità di trovare un contenuto interessante per il lettore anche in una pagina su cui difficilmente si sofferma. Un esempio banale? Il servizio di economia su una new company tutta digitale letto da un esperto di computer che però non ha mai dedicato attenzione a borsa e finanza.
Questo non si realizza così automaticamente in un quotidiano da navigare come The Guardian. In compenso è molto più rapido il percorso veso la notizia che si ha voglia di leggere subito. Su The Guardian per iPad esiste una prima pagina, che richiama le notizie principali (non più di dieci) argomento per argomento, con la possibilità di andare immediatamente, con un colpo di dito, all’articolo che ci sembra più sfizioso. Ed esiste una barra scorrevole e, a sua volta, navigabile, in alto, che propone il menu del giornale argomento per argomento.
Il rischio? Alcune pagine del giornale, quelle più lontane ai gusti del lettore, non vengono nemmeno aperte, cosa che, con lo sfogliatore, accade meno di frequente, perché almeno un colpo d’occhio distratto lo si dedica a qualsiasi argomento. Di conseguenza, in un giornale navigabile, è più facile portare il lettore ai suoi argomenti preferiti, ma è più difficile mettergli sotto gli occhi tutte le notizie che si sono giudicate degne di pubblicazione.
The Guardian ha cercato di ovviare al limite in due modi: innanzitutto porta il lettore alla copertina di sezione, appena si chiude la finestra dell’articolo che si è terminato di consultare (la copertina di esteri se si è appena letto un pezzo di esteri, quella di sport se si è appena letto un servizio di calcio e così via). In questo modo, si trovano sotto gli occhi anche le altre notizie del nostro (presunto) argomento preferito, anche se si è aperto l’articolo prescelto passando dalla prima pagina.
Il secondo modo è presentare, in un menu laterale, anche gli altri argomenti della sezione in cui si è entrati attraverso l’articolo: esteri se si sta leggendo di esteri, sport se si sta guardando un articolo sportivo e così via. Gli altri servizi sono raggiungibili o con il tocco del dito sul link oppure con uno “swipe”, sfogliando così come in una versione pdf (ma impaginata in modo costruito per l’iPad) il giornale argomento per argomento.

Gerarchia delle notizie. Compito dei giornalisti, da che esistono i quotidiani, è quello di scegliere: quali notizie pubblicare, innanzitutto, e poi con quale rilievo, con quanto spazio e con quale grado di approfondimento. In uno sfogliatore pdf la gerarchia è data dagli stessi criteri e modelli del giornale di carta, ovviamente: il pezzo principale è l’apertura, i subordinati sono riservati agli approfondimenti, accanto si possono trovare i commenti, tutt’intorno le notizie giudicate secondarie, fino alle brevi. Al lettore, abituato a una conformazione di pagina ormai tradizionale, basta uno sguardo per capire quale notizia è stata giudicata la più importante dalla redazione.
In una versione navigabile del quotidiano, questa gerarchia viene annacquata. Esiste, è vero, la prima pagina, o meglio la pagina d’ingresso, con gli argomenti scelti dalla redazione come i principali del giorno. Ma The Guardian, proprio per enfatizzare sulla possibilità di navigare con un semplice tocco immediatamente dentro una data sezione del giornale, si è imposto la regola di mettere in vetrina almeno una notizia per argomento: in copertina ci sono sempre gli interni, gli esteri, lo sport, l’economia, la cultura, gli spettacoli e così via. Mai, o assai raramente, ci sono due richiami di uno stesso argomento. E in fase di lettura, non esiste più differenza visiva tra la prima o la decima notizia nella lista di quelle pubblicate. The Guardian ha disegnato solo tre stili per impaginare gli articoli, con impiano simile e con la differenza data dall’uso o meno di una fotografia e dalla possibilità di usarne una più grande con il titolo sovrapposto. Tutte le notizie ci appaiono comunque con un titolo della medesima dimensione e con il testo che facciano scorrere con il dito, su un’area della stessa ampiezza a prescindere dal rilievo che la redazione ha voluto dare (o non dare) alla notizia nella copertina di sezione.
Il lettore diventa così l’arbitro della rilevanza di una notizia, come già accade per internet (dove però la gerarchia è ancora visivamente intelligibile): la più letta, la più cliccata, la più condivisa vince, a prescindere dal rilievo che ha voluto darle la redazione.

Spazio. Dal tema precedente ne discende un secondo: per spiegarlo, basta un esempio pratico. Venerdì 16 dicembre era il giorno dopo la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League dell’Udinese, dopo il pareggio in casa contro il Celtic Glasgow. La partita è terminata intorno alle 23. Tralasciando paragoni tra le edizioni cartacee, sull’edizione digitale formato sfogliatore del Corriere della Sera, al match era dedicata una cronaca di meno di 2000 caratteri, senza il tabellino delle formazioni, in un formato box annegato dentro il pezzo di apertura (un servizio “freddo” sulla presentazione dei sorteggi di Champions League, fabbricato senza l’ansia dell’orario data dalla partita che finisce tardi). Sull’edizione digitale di The Guardian, l’articolo sulla stessa partita era una cronaca completa, con il tabellino delle formazioni, raggiungibile dalla “copertina” di sport, visto che era una delle dieci notizie degne di un richiamo, e delle oltre quaranta pubblicate quel giorno.
La differenza è notevole e l’approccio alla notizia è differente soprattutto a causa del diverso utilizzo del mezzo. Il Corriere esce su iPad così come esce su carta, con tutte le peculiarità e i limiti del caso. L’ora di chiusura, innanzitutto: il match finisce alle 23 e la pagina deve andare in tipografia poco dopo. Non importa se l’iPad non esige rotative: i tempi restano quelli. E poi lo spazio: in un quotidiano generalista, le pagine di sport sono limitate. Quell’edizione del Corriere ne aveva tre. Quindi tre aperture, e l’Udinese non ne ha “vinta” nessuna. Ma nemmeno l’Eurolega di pallacanestro, ridotta a una breve nella terza pagina, per esempio.
Sull’edizione digitale di The Guardian il problema di spazio non esiste: basta aggiungere una pagina digitale e l’articolo ha la sua collocazione a prescindere dalla lunghezza, senza il limite fisico imposto dalle dimensioni di una pagina di carta. E così è successo: le gare di Europa League che vedevano impegnate le squadre britanniche (Tottenham, Birmingham e Celtic, appunto) hanno avuto lo stesso spazio e la medesima evidenza, senza per questo tralasciare altri grandi temi, dalle bravate di Balotelli alla risurrezione del Chelsea e del suo giovane allenatore portoghese. In questo modo, l’offerta al lettore appare più ricca: un tifoso dell’Udinese, paradossalmente, ha trovato più parole dedicate alle imprese di Di Natale su un quotidiano londinese che sul principale giornale italiano. Ed entrambi i giornali, nella loro edizione digitale, erano raggiungibili con la stessa facilità, che si trovasse a Udine o a Oslo.

Pubblicità. Una premessa è d’obbligo: nello sfogliatore pdf la pubblicità del giornale cartaceo non funziona. Anzi, ci rimette. E quando gli inserzionisti se ne accorgeranno compiutamente, potrebbero chiederne conto a muso duro agli editori, sempre che questi ultimi (e, probabilmente, non è successo, a costo di buttare via un’occasione di business) abbiano alzato le loro tariffe, calcolando il nuovo veicolo per le inserzioni. Un esempio su tutti: la preziosissima ultima pagina, una delle più nobili e costose su un quotidiano cartaceo, è la meno vista in assoluto su uno sfogliatore pdf. Se so che il Corriere della Sera di oggi arriva a 64 pagine, mai sfoglierò il giornale fino a quell’ultima che viene dopo il meteo.
Vale più o meno lo stesso per le inserzioni sparse nelle varie pagine. Le vedo in un’anteprima di dimensioni più piccole, formato schermo di iPad. E quando ingrandisco la videata, lo faccio per focalizzare l’attenzione sull’articolo che voglio leggere, escludendo dal monitor la pubblicità. Il Corriere non ha inserzioni interattive, cioè che con un clic portino al sito dell’azienda che ha pagato la pubblicità, oppure a un’animazione costruita sull’iPad per presentare il prodotto (le esperienze statunitensi hanno già mostrato pubblicità interattive e accattivanti, in cui curiosare tra un articolo e l’altro). L’unica struttura nativa per il tablet è un banner che compare in fase di caricamento della app e, in modalità casuale, tra una pagina e l’altra almeno una volta mentre si sfoglia una copia del giornale.
The Guardian, al contrario, è nato pressoché senza inserzioni pubblicitarie. Nel progetto dell’editore, che ha dichiarato di aver iniziato una transizione che trasformerà le edizioni digitali in quelle principali, probabilmente gli incassi della app saranno in via principale quelli degli abbonamenti. Oppure non è ancora strutturato fino in fondo un metodo per rendere pienamente interattive le inserzioni.
In che modo? Leggendo, attraverso la connessione web, il paese di provenienza del lettore, in questo modo indicizzando l’inserzione nella lingua e con un prodotto “giusti”, esattamente come fa Google con le sue inserzioni “applicabili” a qualsiasi sito web. Ma la app del quotidiano inglese è fatta in modo da poter essere letta anche quando il tablet non è connesso alla rete. Tant’è che, per rendere più rapido il download (la lentezza è uno dei grandi limiti, per esempio, delle pubblicazioni native por i Pad di Repubblica), non sono caricati video se non “appoggiandoli” a un server internet. Ma, se non si è connessi alla rete, l’indicizzazione delle inserzioni non è possibile.
Le pagine sono comunque strutturate in modo da poter ospitare, almeno, qualche banner: nelle copertine di sezione, dove compare il banner che invita al download di un’altra pubblicazione di The Guardian, o all’interno dei singoli articoli, là dove sono collocati i sommari che intervallano la lettura dei testi. Solo nell’evoluzione della app scopriremo se The Guardian deciderà di puntare su ricavi pubblicitari maggiori.