Tablet e business

 (Ricerca del Politecnico di Milano, presentata il 25 ottobre 2011)

Premessa Il convegno era fortemente orientato al business, strutturato per le aziende che hanno pensato o stanno pensando di investire sui tablet per migliorare i loro processi di produzione o per facilitare quelli di vendita. Ma la ricerca, secondo lo staff del Politecnico di Milano, presenta un campione che, se si considera la limitatezza del territorio (solo in Italia) offre una fotografia molto più nitida di altre che tenevano in considerazione o il solo Nord America oppure il mondo intero. E, nel nostro ambito, serve comunque a definire una tendenza e a inquadrare un modello di comportamento. La prima è più che evidente: del tablet non si potrà (o forse non si può) più fare a meno anche come strumento di lavoro. Il secondo è che il tablet sta progressivamente sostituendo, nelle abitudini di chi lo usa e almeno per alcune funzioni, lo smartphone, il pc portatile e, naturalmente, la carta.

La ricerca
Questo osservatorio è alla sua prima edizione, anche perché prima non esistevano i tablet, ma è figlio di dieci anni di ricerche sul mondo delle connessioni mobili a supporto delle aziende. E le tendenze osservate in precedenza sono confermate: già prima dei tablet non esiste attività produttiva di qualunque settore che non possa trovare una soluzione a supporto del business nel mondo mobile. Non si tratta di soluzioni di nicchia: si calcola che oltre il 50% della forza lavoro in Italia usa dispositivi mobili per fini strettamente professionali. E si tratta di soluzioni che ripagano (e si ripagano) velocemente. Due gli indici osservati nei casi studiati: il rientro dalla spesa iniziale e l’indice di profittabilità, ovvero il rapporto tra l’incasso provocato dall’investimento e l’ammontare dell’investimento iniziale stesso. Entrambi i numeri portano valori positivi, in taluni casi sorprendenti, come in quello della Bosch, che è rientrata della spesa di partenza in un mese e ha un indice di profittabilità superiore a 70. Ovvero ha incassato 50 volte l’investimento iniziale. D’altro canto, sembrano superati abbastanza facilmente i falsi miti che condizionano lo sviluppo del mobile, dall’inefficienza delle reti ai dubbi sulla sicurezza fino alla più classica inerzia di fronte al cambiamento. Secondo il responsabile del team di ricercatori, «il tablet sarà il catalizzatore di tendenze già presenti». In particolare, della pervasività (è in grado di raggiungere nicchie difficili da coinvolgere altrimenti), del ritorno elevato degli investimenti (come già osservato nei casi studiati) e delle barriere che cadono, spinte anche dal fatto che il tablet è “di moda”.

I dati La ricerca è stata condotta intervistando Cio (i responsabili di informatizzazione e comunicazione) e top manager di alcune grandi aziende italiane. Il frutto è il loro modello di comportamento rivolto all’azienda, ma anche uno sguardo sul modo in cui loro stessi usano un tablet.
Cominciando dal loro comportamento nei confronti dell’azienda, si scopre che il 47% delle aziende intervistate li ha già introdotti nella propria azienda, acquistandoli per i propri dipendenti, l’8% ha già deciso di farlo e il 18% lo farà nel medio termine. Solo il 26% delle aziende non ha scelto questa strada pur avendola valutata. Secondo l’87% del campione, i tablet sostituiranno, almeno per alcuni utenti, i pc portatili. E secondo l’88% sostituiranno completamente o in parte alcune funzioni attualmente svolte attraverso gli smartphones. Non funziona invece il paradigma molto americano del “bring your own device”, ovvero della trasformazione in strumento professionale del tablet che i dipendenti hanno già comprato per uso domestico. A stoppare questa prassi, a quanto sembra, c’è anche il timore degli ostacoli legati al dover gestire più piattaforme. Il caso-Benetton è emblematico: partiti prestissimo a progettare i loro servizi professionali su iPad, hanno già acquistato 150 tablet della Apple per manager e per la loro rete di venditori e presto diventeranno 450. Un tablet, una piattaforma, un sistema operativo.
Ma l’indagine ha permesso anche di valutare il comportamento dei manager con un tablet in mano. I dati dicono che la maggior parte delle funzioni, professionali e non, vengono assolte preferibilmente con un tablet e non più con un portatile o uno smartphone. La percentuale pià alta, e questo è un dato che ci interessa, è quella della lettura di giornali e riviste. Sarebbe stato interessante sapere anche il tasso di sostituzione del giornale di carta con quello via tablet. Il pc resta imprescindibile quando, anzichè consultare documenti, si ha la necessità di produrli. A questo dato si è aggiunta la testimonianza di un portavoce di Vodafone: secondo i dati in suo possesso gli abbonamenti aziendali al tablet vengono usati in modo bivalente, ovvero per funzioni professionali in orario di ufficio e per funzioni da consumatore in orario di riposo. Anche i benefici percepiti dall’uso del tablet sono stati presi in considerazione. Curiosamente, ma non troppo, c’è anche una componente di prestigio: presentarsi con un tablet migliora la reputazione.

Hype Una delle parole chiave del convegno è stata questa. La si può tradurre con entusiasmo. E la domanda è: attorno al tablet c’è solo hype o quando l’onda dell’entusiasmo si ritirerà, non resterà che un fuoco di paglia? I dati e le opinioni degli operatori del settore parlano di un effetto duraturo. «Lasciatecelo godere, questo hype. Per anni ci è sembrato di predicare nel deserto…» ha detto il portavoce di una casa di software. «Siamo circondati da entusiasmo ed entusiasmo è quello che ci ritorna dai nostri clienti» ha fatto eco un suo collega. «E si tratta di un entusiasmo che viene dal basso». Come dire, i primi utenti dei tablet lo sono stati dal punto di vista del consumatore. Ma la loro esperienza è stata così coinvolgente che non vedono l’ora di utilizzarlo anche per lavoro.

Dematerializzazione Ecco un’altra parola chiave del convegno: in sintesi è l’utilizzo di meno supporti “fisici” a beneficio di quelli digitali. Ecco l’esempio portato da un rappresentante di una casa di software: «Abbiamo messo sull’iPad il catalogo di un’impresa che vende in 17 paesi viti e bulloni. Immaginate diciassette cataloghi da tradurre, da stampare, alti due centimetri l’uno, da spedire ai clienti. E immaginate i costi abbattuti portando tutto dentro una app. Oltre al vantaggio di poter mostrare il campionario al cliente in modo più accattivante, eseguendo possibilmente subito, con un clic, gli ordini di acquisto».
Benetton ha “dematerializzato” i suoi campionari business to business, fin da quando uno dei suoi dirigenti si è trovato in fila all’Apple Store di New York il giorno del lancio dell’iPad. Ora i venditori si rivolgono ai negozi solo attraverso la tavoletta della Apple, per mezzo di una app che si integra con il sistema di gestione dati dell’azienda ed è in grado di tenere conto in tempo reale degli ordini fatti negozio per negozio, con la scelta di modelli e colori. Allo stesso modo, il servizio di app interno di Benetton consente di spedire in tempo reale sempre attraverso il tablet ai dirigenti report e documenti di interesse comune e di trovarli archiviati in uno spazio condiviso.

Spunti sparsi Le compagnie telefoniche e i produttori di tablet stanno spingendo per integrare nella tavoletta che mettono sul mercato quante più app possibili di affidabilità provata (o di partner particolarmente fedeli). Un esempio è quello che Vodafone ha realizzato, offrendo insieme all’iPad gratis e all’abbonamento mensile alla rete internet 3g, un abbonamento di un anno a Gazzetta dello Sport o Corriere della Sera. Ha fatto lo stesso Samsung, inserendo dentro i tablet la app di Corriere e Gazzetta. In pratica, l’idea di compagnie telefoniche e produttori è di “coccolare” i clienti fornendo loro un aiuto per trovare le applicazioni che saranno loro utili.